Anche le palle hanno bisogno di cuore

Oggi voglio essere cattiva. Voglio approfittare di questa influenza che sembra non volermi mollare per dire tutto ciò che penso riguardo a quegli uomini che non conosco, ma anche agli amici e agli ex che, dopo aver espresso la loro discreta felicità per il mio matrimonio, hanno poi girato la testa, convinti che una donna sposata è un capitolo chiuso. Non solo in quel senso.

Per quanto mi riguarda i capelli bianchi ce li ho, qualcuno ma non tantissimi e poi si confondono tra quelli biondo cenere. Due chiletti in più, che si smaltiscono con la corsetta in primavera. Forse sì, sono più lunatica di qualche anno fa. Ma cosa è cambiato veramente? Ah sì, vivo in Puglia, a Bisceglie, una città di provincia.

Bello stare qui, hai molto più tempo per guardare come va veloce il mondo che, in questa corsa, perde pezzi di qualità.

Poi penso a quelle donne che hanno superato i 40 anni e sono sole. Qualcuna felicemente, qualcun’altra no, per scelta o perché magari non hanno ancora trovato quello giusto. Sono anche belle, intelligenti e con un lavoro gratificante. Passano il tempo a postare foto su Facebook, a chattare con gli amici, in palestra o dal parrucchiere. Di loro, non tutti gli uomini parlano bene. Le considerano zitelle, sfigate.

Ci sono uomini, ma anche donne, per cui o ti sei sposata troppo presto – e per questo sei una stupida – o hai aspettato troppo rischiando di restare sola – e per questo sfigata. Ci sono uomini che dicono di volerti bene, ma che in fondo pensano di te tutto quello che non meriti.

Io auguro a tutti questi uomini di riuscire, un giorno, a guardare il mondo come facciamo noi donne sognatrici, con le ”palle” che oscillano di tanto in tanto, ma che sappiamo sempre come tirare fuori.

Felice 8 marzo.

Tenero rifugio

Non so mai, o quasi mai, se quello che sto facendo in fondo è quello che voglio. Sta di fatto che i duri a morire, come me, hanno l’entusiasmo nel sangue. Bhé, non sempre, succede anche che ci buttiamo giù per rinascere e dire ”Facciamo una festa? Chi invitiamo a cena oggi?”. Succede, già.

Nella Puglia delle cattedrali, del mare cristallino e delle cozze pelose, sono ancora alla ricerca di qualcosa che può essere definita come identità sociale. E una casa. Quella la cerco da anni, ma prima o poi la troverò. Costruisco giorno dopo giorno qualcosa di nuovo, aggiungo tasselli a una nuova vita fatta, ad oggi, di amore, lavoro, amici, cibo buono alternato alle uova al tegamino, un programma tv e, la sera, film in lingua inglese e Desperate Housewives, la serie sulle vicende di quattro casalinghe belle, furbe e disperate in un quartiere chic dove tutto può succedere (lo so, sono arrivata tardi ma adesso non posso più farne a meno).

Il primo obiettivo da donna sposata l’ho raggiunto: non devo preoccuparmi troppo delle pulizie. E poi in due è più divertente, per cui aspetto che ci sia anche Domenico. Lui ne è meno felice, abituato com’era a cenare con un panzerotto o un’insalata al pub per evitare di lavare di piatti. Anche se qui al sud il panzerotto costa massimo 2 euro (a questo punto qualcuno potrebbero aspettarsi un tag come ”Leggi come si prepara il panzerotto pugliese”. Tié! Te lo compri e basta, tanto quello fatto a casa fa letteralmente schifo).

Quando dopo il lavoro torni a casa senti che manca ancora qualcosa. Non succede sempre, per fortuna, ma quando accade iniziano le pippe mentali che pensi di abbandonare solo andando dal parrucchiere o con lo shopping compulsivo.

Prima di fare il grande passo, sapevo di non poter cambiare: la felice confusione della fuori sede, la sporadica irrequietezza di chi vuole tornare a casa, la voglia di cambiare città almeno una volta l’anno, la necessità di dire ”da lunedì farò tutto quello che non sono riuscito a fare negli ultimi mesi”, ma quando lo dici è già lunedì. Sapevo che tutto questo non sarebbe andato via. E’ dentro di me. Quello che però ancora non conoscevo prima del mio matrimonio è che avere sempre un tenero rifugio con cui poterti incazzare, coccolare, addormentare, ridere, cantare, ballare, è meglio di trovare la casa dei sogni che ha la vista sul mare e la stanza per gli amici che ti vengono a trovare. Anche perché, una volta che l’hai trovata, se non c’è amore o serenità, che cazzo la si compra a fare?  Ah sì, le feste. Mmmmh… #chevitadimerda 😀

 

 

 

Scusate il ritardo. Buon 2016!!

Che fine ha fatto il mio blog? Beh, il rapporto annuale che mi ha inviato WordPress inizia così:

“La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 17.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo”.

Ed è bastato a convincermi del fatto che devo riuscire a trovare il tempo per continuare a scrivere e a condividere con voi le mie emozioni. Tra gli obiettivi del 2016 e sicuramente nella lista delle priorità perché le cose che contano e che si fanno col cuore portano sempre nuove entusiasmanti sorprese.

Grazie a tutti!!

noidue

Invasione di campo: Ciao mondo, sono lo sposo

Mi ha inviato un’email con oggetto ”Il mio Pizzistock”. Ho pensato: ”Ecco, leggiamo cosa ha dire”. Ed era proprio come pensavo. L’uomo che mi ha fatto fare mille follie si è lasciato andare e ha buttato giù qualche pensiero sul nostro matrimonio sostenibile.

Lo ha fatto proprio oggi: è il 5 novembre e festeggiamo i primi due mesi da marito e moglie.  Dunque, ho l’onore e il piacere di invitare sul mio blog Domenico, lo sposo.

”Anche io come voi ho seguito questo blog virtualemente. Anche io leggo i post una volta che vengono pubblicati, e l’unico vantaggio divertente è guardare il momento in cui gli articoli vengono scritti: a volte la mattina bevendo un té, altre volte subito dopo la doccia, quando Marzia è in accappatoio o mangiando una mela. La stessa mela che io sbuccio e affetto e che poi dividiamo, da bravi sposini.

Ci siamo sposati esattamente due mesi fa, e oggi voglio provare a raccontare il nostro matrimonio visto con i miei occhi (che quel giorno tutto il mondo hanno visto in lacrime).

Come spesso accade nella mia vita, lo stravolgimento è dietro l’angolo. Ma questa volta è successo qualcosa di molto più grande, qualcosa che suona come ”Marzia Papagna”. Già, sei tu. L’unica donna che è riuscita davvero a stravolgermi la vita. Non diresti mai che dietro quel sorriso e quel piccolo corpicino possa in verità nascondersi una carica esplosiva di questa portata. Se non lo sapete, fidatevi di quello che vi dico. Sarò forse un pazzo, forse lo siamo entrambi, ma ero lucido quando ho scelto di condividere tutta la mia vita con lei. Sì, avete ragione, mi presento: sono Domenico, lo sposo.

Come avrete sicuramente capito non è facile stare dietro ad un fenomeno della natura come Marzia, ma c’è qualcosa in lei che ti spinge a non mollare e ad andare sempre oltre ogni difficoltà. Prima di sposarci, ho detto la mia su come ho sempre immaginato il mio matrimonio: una enorme e incredibile Woodstock, anche ribattezzata da me e dalla mia amica-testimone Angela ”Pizzistock” (solo perché il mio cognome è Pizzi). Volevo che fosse una festa fuori da ogni standard, che la gente si sentisse libera e non imprigionata nelle solite ”regole da matrimonio”. Bene, io e Marzia la pensavamo allo stesso modo, ma con equilibrio e un tocco di femminilità (intelligente) siamo riusciti, dopo mille discussioni ma anche un bellissimo scambio di idee,  a dare vita a questo matrimonio.
Tutto è iniziato quando seduti al tavolino di un pub abbiamo iniziato a scarabocchiare una tovaglietta di carta ipotizzando come sarebbe stato il nostro matrimonio: dove ci sposiamo, chi sono i testimoni, eccetera. Di certo non potevo immaginare che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di così speciale, anzi, con lei, con te, di unico.
Oggi, a due mesi dal 5 settembre, posso dire che sposarsi è la cosa più stressante ma anche la più emozionante che mi sia mai accaduta. E lo dice uno che ha pianto a dirotto per tutta la durata della cerimonia (Luca Basso, per questo ti odio!).
Se non lo avete ancora fatto, non preoccupatevi. Le migliaia di cose da fare e da organizzare vi abbatteranno, sembrerà che il tempo non sia mai abbastanza o che tutto sia diverso da quello che avevate pensato. Nel mio caso, dico: lo sarebbe stato se non ci fosse stata Marzia. Lei aveva esattamente tutto ben chiaro in mente, sapeva come e quando dovevano accadere le cose. Io piangevo e lei coordinava le musiche della cerimonia. Anche se le emozioni erano forti, lei è riuscita a mantenere la barra dritta, portando la nostra stupenda nave all’interno di quel grandissimo porto chiamato amore. E se c’è quello, tutto si può fare. Per cui, lasciatevi stravolgere la vita: è stupendo!”.
Ecco, avete capito perché l’ho sposato? 😀
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Accomodatevi: ecco il mio ricevimento / 1

Chi lo dice che i confetti devono per forza essere chiusi in sacchetti di organza? Il matrimonio non è né delle sale ricevimenti né dei fioristi, ma di chi sta per dire quel sì. Un sì che merita la festa più figa che ci sia. E allora, personalizziamola! Solo così il nostro – per esempio – è stato e sarà sempre il matrimonio di Marzia e Domenico, e non ”un matrimonio”.

Questo significa però studiare le tendenze, raccogliere preventivi, cercare soluzioni, ma soprattutto lavorare con la fantasia e creare. Attenzione però: si possono fare scelte meravigliose, ma se la location fa cacare dite pure addio alla vostra immaginazione.

Ecco allora il risultato di una ricerca lunga quasi un mese, tra blog francesi e canadesi, riviste dedicate alla flora murgiana e consultazioni con gli agronomi del Parco dell’Alta Murgia. Sì, perché per il mio matrimonio eco-chic e glamping non poteva esserci posto migliore della nostra Murgia.

Il posto è la Masseria Cimadomo, ai piedi di Castel del Monte, vicinissima a uno dei patrimoni archeologici del territorio come le Tombe di San Magno del V secolo a.C. e la chiesetta Neviera del 1200. Una struttura in pietra stupenda immersa in una distesa rurale mozzafiato. C’erano persino le galline. Pensate che ancora oggi conserva la sua prima incisione: anno 1792, quando la proprietà era della chiesa, di cui i Cimadomo erano coloni (fino all’editto di Napoleone). Pascoli e campi di coltivazione per un totale di 1200 ettari. Francesco Cimadomo mi ha spiegato la sua storia pezzo per pezzo, dal fienile al tetto. Ma riservo i dettagli a un ulteriore post. Quello che voglio far sapere qui è che la Masseria Cimadomo da sempre conserva la sua vocazione agricola, producendo oggi prodotti rigorosamente biologici: grano senator cappelli, farro, lenticchie, ceci, fave e cereali.

Esteticamente la sua ricchezza è nella semplicità. Il mio compito è stato solo valorizzare il tutto attraverso un tocco artistico e vivace.

E allora, benvenuti al mio ricevimento!
Iniziamo dai segnaposto:

DSC00114 DSC00111 QR5A6091 DSC00113Ci abbiamo messo un po’ prima di arrivare a una decisione finale, eppure la soluzione era dietro l’angolo: il panificio!
Già, perché il pane piace alla maggior parte delle persone, è meno costoso e dispendioso rispetto ad altre cose, è il primo elemento che si addenta aspettando l’inizio di una cena. E allora, abbiamo chiesto al nostro panificio di fiducia di realizzare dei mini panini con farina integrale e un mix di semi (zucca e lino). Il panino è la base per il nostro segnaposto: uno stecchino alto, di quelli che si utilizzano per gli spiedini, con un cartellino rettangolare, avanzato dalla carta comprata per inviti e partecipazioni. Un fiocchettino di raso per abbellire il tutto, e poi i nomi di ogni ospite. La bella calligrafia in famiglia ce l’ha mia sorella, per questo grazie per la pazienza Silvia!

Il resto al prossimo post… 😀

Maripaola e la tasca di papà: Il mio matrimonio in b&w

Questi sono gli scatti della mia cuginetta Anna Santovito, piccolo talento made in Puglia, anzi, in ”Canaus”.

Qui potrete finalmente ammirare – permettetemi di essere vanitosa – il mio splendido abito firmato Max&Co., ma soprattutto potrete conoscere il potere e la forza emotiva di Mariapaola, la mia ”damigella dei papillon” in verde. Maripaola fa parte del progetto di comunicazione sociale ”Going Around” che ho messo in piedi circa un anno fa (a proposito, battete un like sulla pagina Fb in occasione della giornata Nazionale della Sindrome di Down). Lei ha intrattenuto gli ospiti distribuendo tra gli uomini eco-papillon cuciti a mano dalla mamma dello sposo. Non solo: durante la cerimonia ha recitato una poesia dedicata agli innamorati, ma l’emozione è stata fortissima, per cui ha dovuto interrompere e ripetere la poesia quando abbiamo consegnato le bomboniere. Credetemi, è stato un momento molto emozionante e commovente. Lo capirete anche voi guardando queste foto.

Lascio spazio alle immagini che Anna, con il suo obiettivo, ha catturato nel corso della cerimonia.

PS: Una domanda nasce spontanea: che c…. aveva mio padre in tasca? 😀

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marziamarzia&domenico5marzia&domenico2 bacioluca&domenico mariapaola  mariapaolaquadretto

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Il discorso sul menù: ”E’ vero: siamo terroni!”

E ora entriamo nel vivo della festa. Da oggi proverò in pochi passaggi a spiegare alcuni dettagli che hanno reso questa festa alternativa, come si dice.

Cominciamo dalla prima cosa andata storto, ma che mi ha fatto morire dal ridere: il nostro discorso.

Solitamente si usa affiancare al menù una breve spiegazione strettamente legata al cibo o alla location. Il menù rimane sui tavoli per tutta la durata della festa e a ogni portata la gente lo lascia passare di mano in mano. In questo modo, abbiamo affidato al passaggio della carta da una persona all’altra il compito di diffondere il nostro punto di vista, con la speranza che queste parole siano spunto per riflessioni future. Ah, e ovviamente i ringraziamenti.

Ora arriva la parte divertente: in fase di stampa sono saltati tutti gli accenti, per esempio invece che ”il menù” era scritto: ”il men”.
I tg – perché, se non lo sapete, il mio matrimonio sostenibile è stato trattato come notizia su diverse testate – lo hanno anche mandato in onda (vedi screenshot in fondo). Non so quanti se ne siano accorti.
Un errore della tipografia, che, poverini, hanno stampato last minute. E nessuno ha avuto il tempo di controllare.

I nostri amici se ne sono accorti prima di noi. Io appena l’ho visto sono scoppiata a ridere. Che altro avrei dovuto fare? Le ultime 24 ore e il giorno del matrimonio, gli sposi devono fare gli sposi. Per cui, magari, al vostro matrimonio delegate qualcuno per evitare ogni tipo di errore, o almeno per ottenere il meglio al 99%.

Ad ogni modo, a posteriori, dico che il giorno del matrimonio è comunque un giorno perfetto.

Generazione di audaci, come ho scritto nel mio ultimo post, e di ottimisti 🙂
Buona lettura!

Sabato 5 settembre 2015

Sposarsi non è mai stato così difficile, ma nemmeno tanto divertente.

Acchiappare la gente per consegnare l’invito (in pieno stile ‘’ritardatario’’), decidere chi deve sedere dove, disegnare l’allestimento dei tavoli, degustare le portate da proporre: tutto questo non si chiama stress, ma folklore.

E’ vero: siamo terroni!

Terroni e fortunati. La nostra fortuna sta nelle bellezze di questa terra ricca di colori e sapori, ma soprattutto nella nostra solarità che, insieme a un cocktail di volontà, entusiasmo con una sana dose di creatività, può trasformare un sogno in realtà.

Qualche mese fa la nostra coscienza ci ha chiesto rigorosamente in dialetto barese – di pensare a questo matrimonio in maniera intelligente.

Pertanto, il menù che proponiamo oggi insieme alla Masseria Cimadomo a San Magno è frutto di uno studio sugli ingredienti tipici delle antiche ricette del territorio pugliese valorizzati attraverso piatti in cui viene esaltato tutto il gusto della Murgia: dalle farine biologiche di Altamura al manzo podolico fino al vino versato nei calici, un vino che possiamo definire nostro dirimpettaio perché proviene dai vigneti che si affacciano sulla contrada San Magno.

E’ un menù speciale in cui lo studio dei piccoli produttori locali e la ricerca delle tradizioni del matrimonio in Puglia incrociano i criteri della sostenibilità e le buone pratiche, con la conseguente rivisitazione della festa d’amore più attesa di sempre: il matrimonio.

Per noi, la Masseria Cimadomo a San Magno, non a caso oggi ospita installazioni di land-art e angoli di photoshooting, pensati per regalarvi la nostra interpretazione di questa festa.

Ringraziamo LAN Laboratorio di Architetture Naturali e il bio architetto Francesco Poli. Ringraziamo la Masseria Cimadomo a San Magno e tutto il suo staff, che ha sin da subito accettato la proposta di stravolgere la classica formula del ricevimento. Ringraziamo Marco e Silvia, i nostri genitori, familiari e tutti gli amici che quotidianamente alimentano la nostra immaginazione.

Questa festa è per voi.
Grazie di cuore a tutti.

Viva l’amore!!

Marzia e Domenico

PS: Non chiedeteci di fare un discorso, lo abbiamo scritto qui. Ora, lasciateci gioire insieme a voi!

QR5A6091screenshotmenEcco l’errore più divertente della storia dei matrimoni terroni 😀