Precaria, felicemente sposata

”Amore, abbiamo un contratto”.

Sì. Abbiamo firmato l’atto del matrimonio.

Io e Domenico adesso siamo marito e moglie. Ma cosa è cambiato veramente?
Materialmente nulla: stessa casa, due gatti, un frigorifero da cambiare, il fruttivendolo che urla la mattina per accaparrarsi i clienti, la stazione a due passi da casa, i vestiti da stirare.

Io non sono cambiata, a parte il fatto che ho una fede al dito della mano sinistra. Per il resto è tutto identico: mangio quando ho fame, vado in ritardo agli appuntamenti, sbaglio ancora i treni, se non dormo bene ho le scatole che mi girano per tutto il giorno e il bagno resta la mia stanza preferita.

Mi sono sposata proprio quando in tutto il mondo si parla di crisi, eppure ce l’ho fatta, ce l’abbiama fatta e siamo felici così.

Cosa rappresentano le giovani coppie – e ne sono rimaste pochissime – che decidono di affrontare il matrimonio nonostante il periodo ‘nero’? Noi non ce ne rendiamo conto, ma siamo una generazione di audaci, folli e innamorati. Rischiamo tutto pur di toccare la felicità con un dito. Siamo pronti a scommettere sui sentimenti e sulla sicurezza che abbiamo di noi stessi. La crisi è solo l’ennesima sfida da affrontare. Abbiamo una, due, tre lauree, un master se non due e un entusiasmo che supera ogni difficoltà. Problem solving? Certo, perché tanto il problema non siamo noi.

Siamo giovani, precari e felicemnete sposati. Fidatevi, in due è tutto più facile.

Ci amiamo e, non so per quale strana ragione, dal 5 settembre ci amiamo ancora di più. Di certo c’è che so cos’è la felicità. Poi c’è anche il fatto che, se abbiamo deciso di ufficializzare il nostro rapporto e diventare marito e moglie, lo abbiamo fatto perché il nostro amore è più grande di ogni altra cosa, è più grande di noi stessi.

Ho già raccontato che non avrei mai pensato di riuscire a fare un passo del genere nella mia vita, ma a causa della distanza, delle incertezze lavorative, dello stile di vita precario e almeno per quanto mi riguarda da fuori sede, il nostro amore non meritava e non merita di subirne le conseguenze. Perché l’amore non è precario, e noi non dobbiamo permettere che emozioni e sentimenti siano vittime di momenti delicati, fatti di tensioni e incertezze che, purtroppo, non dipendono sempre da noi.

E’ vero, ho scelto io di lasciare Roma e un lavoro che ho sempre amato. Ma adesso non sono sola, per di più sono in una terra bellissima: la Puglia. La mia vita da donna sposata ricomincia da qui. Vediamo cosa sono in grado di fare.

Foto di Ela Francone
Foto di Ela Francone

Cefalonia: capre, bouzouki e Tsipras

Questa volta ho deciso di unire Cefalonia e Peloponneso, per chiudere così il racconto della luna di miele e dare spazio ai dettagli del matrimonio, di cui hanno parlato i giornali e io no.
Questa è la fine del viaggio. Buona lettura.

14-09-2015

Sveglia alle 8, colazione, check out e via dritto verso sud. Andiamo a Vassiliki, l’ultima città di Lefkada. Lì prendiamo il traghetto che in un’ora ci porta a Fiscardo, sull’isola di Cefalonia. Una volta sbarcati dobbiamo percorrere più di 70 chilometri.

Eccola Cefalonia. Strade tortuose e paesaggi mozzafiato.
Così belli da catturare totalmente la nostra attenzione. Non scherzo: siamo appena arrivati e già abbiamo sbagliato strada. E che fortuna, aggiungerei.

Sul versante ovest, praticamente nella direzione opposta di quella che dovremmo prendere, c’è Assos: una cittadina che è un gioiello. Si trova a 36 chilometri da Argostòli e quasi dieci da Fiscardo. Assos è incantevole, incredibilmente bella, idilliaca. Non so come descrivere quello che provo… Ecco: pensate al canto di centinaia di sirene. Siamo stati catturati anche noi, giuro! Abbiamo sbagliato strada, sappiamo di aver sbagliato strada, ma non ce ne frega niente. Seguiamo quei tornanti con le bocche aperte e senza scambiarci una parola. La guardiamo in cima alla scogliera perché il villaggio è costruito su una piccolissima e pittoresca penisola collegata alla terra ferma da una striscia di terra su cui continuano a susseguirsi le casette bianche. In alto, al di là di un fitto bosco di cipressi, c’è il castello, immerso nella natura più incontaminata. Intorno tutto è blu cobalto. Avete capito?

assosUn grande sospiro e rigiriamo la vespa. Addio Assos!
Ora ci tocca trovare la strada per Sami. Non abbiamo internet né il navigatore satellitare, ma solo una guida Routard della Grecia continentale.
Oggi dobbiamo attraversare tutta la Cefalonia perché il nostro albergo è a Pòros, in fondo all’isola, a est, di fronte al Peloponneso.

Tornando indietro, a parte le capre per strada, vediamo un’abitazione isolata con il cancello aperto. Non mi resta che scendere dalla vespa e andare a citofonare. Mi si presenta un signore panciuto in canottiera e pantaloncino, ma non parla inglese: solo greco. Urla: ”Stratos, Stratos”. E’ il figlio, credo abbia otto o nove anni. ha i capelli biondi e gli occhi chiari. Lui l’inglese lo conosce e ci spiega la strada per Sami, facendo praticamente da interprete al papà. Ci dice che tra un paio di chilometri dovremmo girare a destra, ”c’è la freccia, non potete sbagliare”, dicono. E in effetti la freccia c’è, ma è in greco.

La strada sale sempre di più, il mare è sparito e intorno ci sono solo rocce. Non ci resta che piangere! No, è solo il titolo di un film divertentissimo. Dicevo, non ci resta che… cantare! Certo, non ci resta che cantare canzoni di mer..

”Più bella cosa non c’è,
più bella cosa di teeee,
unica come seiii”…

E non finisce qui. Abbiamo cantato anche il pezzo dei Neri per caso, l’unico più conosciuto credo:

”Le ragazze si lanciano
ad occhi chiusi nelle avventure
qualche volta confondono
la bugia e la verità,
seguono l’istinto
e l’istinto le aiuterà,
sono treni in corsa
che nessuno fermerà”.

E siccome non ricordiamo il resto del testo, ripetiamo la stessa strofa per circa cinque minuti fino al ritornello. ”Ci devi stare, inutile sperare di recuperare se hanno detto no”, esatto.

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C’è un semaforo. In fila ci sono solo due auto, di cui in una turisti inglesi e nell’altra una coppia greca. I due ci confermano che siamo nella direzione giusta e ci spiegano che ci mancano ancora sette villaggi prima di arrivare a Sami. Scatta il verde. Continuiamo. La strada sale sempre di più e a percorrerla siamo sempre gli stessi: noi, gli inglesi e la coppia greca. Siamo in cima alla montagna e da lì vediamo il mare. C’è un altro semaforo. I greci abbassano il finestrino per indicarci l’isola che vediamo di fronte: ”E’ Itaca?”, chiedo. ”Sì, è Itaca”, mi rispondono con fierezza.

Il nostro viaggio continua con lunghe pause di silenzio. Io stringo Domenico e cerco di bloccare l’effetto ‘a palloncino’ della sua giacca. Sami è ancora lontana e non è nemmeno lì che dobbiamo arrivare, ma più giù.

Lungo il percorso c’è tutto ciò di cui parla anche la guida: i venditori di miele, i melograni, le capre, il monastero di Agios Andréas. A Sami compriamo la mappa.

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Sono le 19.30 e noi siamo in viaggio da questa mattina. Siamo arrivati a Pòros, ma che fatica! Ho gli occhi rossi, ho sete e voglia di una doccia calda.
La prima persona a cui chiediamo indicazioni per l’hotel è un signore italiano. Si chiama Oscar ed è super disponibile. Ci fa strada perché la struttura è a due chilometri dal porto. Ci svela che i calamari arrivano dall’Indonesia e che sull’isola di buono ci sono le orate, le bietole, la carne e il vino.

L’albergo Oceanis non è un granché, ma la vista merita. Come anche la cucina dell’osteria di fianco, ”Taverna Sunset”, con una splendida terrazza e una cameriera che canticchia mentre passa da un tavolo all’altro. La musica che sentiamo è di Haris Alexiou, che in Grecia ha la stessa notorietà che Mina ha in Italia, ma il ritmo in questo caso lo dà il bouzouki. ”Ci manda Oscar”, le diciamo. ”Oh, Oscaaaar”, risponde spalancando le braccia. Accoglienza ottima, atmosfera allegra. Questa è la nostra recensione.

Vicino Pòros le spiagge sono stupende, selvagge e incontaminate. Tant’è che per ottenere un po’ di ombra abbiamo dovuto improvvisare una piccola capanna su cui abbiamo poggiato i nostri vestiti. Piccolissimo ma concreto e divertente esempio di ‘autocostruzione’ che ci ha trasmesso l’amico e architetto Francesco Poli, di cui vi parlerò più in là a proposito degli allestimenti del mio matrimonio.

Resta solo un altro giorno perché il primo disponibile sull’isola lo abbiamo passato a bordo della vespa, ma se vi capita, come ci ha detto Oscar, prendetevi almeno una settimana: la Cefalonia giratela tutta. Io ci tornerei volentieri, sia per le bellezze, sia per battere Domenico a dama per l’ennesima volta.

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Da Pòros partiamo per Kilini: destinazione Olimpia. Gita al sito archeologico e cena assolutamente lontano dal centro da ”Thea”, a Flokas, due chilometri e mezzo dalla città. Non è difficile orientarsi in Grecia e per di più, quando si chiedono indicazioni, la gente è quasi sempre disponibile se non disposta anche a fare strada. E’ successo con Oscar in Cefalonia, ma anche nel Peloponneso, ben due volte: appena sbarcati ci siamo smarriti tra le stradine di Kilini e un ragazzo che consegna pizze e pane a domicilio, ci ha accompagnato con il suo furgone per circa venti minuti. A Olimpia, per cercare il ristorantino che la guida consiglia, seguiamo un ragazzo in motorino, che guida senza casco come la maggior parte dei greci.

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Dopo Olimpia raggiungiamo Patrasso, dove la confusione da città ci destabilizza. Mancano quattro giorni alle elezioni e Patrasso è tappezzata di cartelli col faccione di Tsipras, che si alternano con i manifesti firmati dai comunisti del KKE.

Su uno di questi cartelli capiamo – dal greco – che questa sera in piazza a Patrasso c’è il leader di Syriza. Facciamo tutto di corsa perché io voglio intervistarlo. E invece picche. Tsipras è inavvicinabile. Lo staff del partito mi dice che devo passare prima dall’ufficio comunicazione, consegnare i miei documenti insieme alle domande che vorrei porre e aspettare di avere un appuntamento. Ciao, ciaone! Non importa, sono sempre in viaggio di nozze.

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Il nostro viaggio termina con il traghetto preso in perfetto orario, anzi in anticipo. Prima volta in vita mia: ci presentiamo due ore prima della partenza. E non sono riuscita a comprare nemmeno un dolcetto da sgranocchiare a bordo. Tutta colpa di Domenico, che però mi ha portato a casa sana e salva. Mille chilometri da Igoumenitsa a Patrasso, 5 euro di benzina ogni 50 chiloemtri, più olio, cibo, traghetti e alberghi. Luna di miele slow e romatinca.

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PS: La Grecia è in crisi, ma i greci parlano inglese (tutti, anche il benzianio) e il wifi è gratis ovunque.

Grecia in vespa: la mia luna di miele / 3

11-09-2015

Non piove: hip hip urrà!!
Il pranzo con una semplice e gustosissima insalata greca segna oggi la pausa del nostro viaggio verso Lefkada, prima di sette isole circondate dallo Ionio.

Lefkada è collegata alla terra ferma da un tunnel sottomarino che parte da Préveza. Se vi capita di fermarvi a Préveza fate un giro nelle stradine del centro, vicino al porto, perché offrono tutte scorci meravigliosi. E’ qui che scopriamo l’alter ego greco di Lucio Battisti: Vasilis Papakonstantinou, che ha tradotto ”I Giardini di marzo”. No comment.

In un paio d’ore salutiamo la cittadina e seguiamo la freccia ”Tunnel underwater”. E’ un semplice sottopassaggio in cemento, come una delle nostre gallerie ma con zero umidità sulle pareti. E’ lungo più o meno tre chilometri e il pedaggio in vespa costa 70 centesimi.

In cinque minuti siamo praticamente già arrivati su Lefkada. La nostra destinazione è Nikiana. Fino ad ora abbiamo percorso un centinaio di chilometri e ci sembra già passata un’eternità. La lentezza è un po’ il bello e il brutto di questa avventura: le distanze sembrano raddoppiare di volta in volta, ma allo stesso tempo hai la possibilità di godere di paesaggi mozzafiato e di osservare strade, luci, alberi, capre. Sì, anche le capre.

Ci siamo. Ecco Nikiana. E’ un piccolo villaggio di pescatori sovrastato da decine di hotel, tuttavia la sua semplicità tiene lontana la sensazione di trovarti in un luogo turistico, tutto il contrario di Nidri. Nidri è sette chilometri più a sud e non ci piace affatto. E’ peggio di Margherita di Savoia nei giorni della festa patronale. Però se il tuo viaggio non si ferma sull’isola di Lefkada, Nidri è una tappa obbligatoria perché l’unica agenzia dove si fanno i biglietti per i traghetti si trova qui. Le vetrine che sembrano essere agenzie viaggi sono in realtà solamente un’attrazione turistica per le crociere di giornata. E non chiedete aiuto alla Guardia costiera che non ha nemmeno gli orari delle partenze aggiornati: e menomale che nell’agenzia Dion di Nidri abbiamo trovato due ragazze fantastiche, altrimenti addio traghetto per la Cefalonia!

La nostra permanenza a Nikiana è di 48 ore. Questa volta in tema ‘accoglienza hotel’ ci è andata bene: di solito le stelle delle strutture greche non corrispondono ai fatti, invece il nostro albergo – L’Aliki – è gestito con professionalità, forse perché nelle mani di due olandesi, marito e moglie (anche se il marito ha origini greche). Ci hanno persino regalato una bottiglia di vino rosso, e guardate dove l’hanno messa…

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Dove mangiare a Nikiana? Centomila stelle al ristorante ”Pantazis”, giuro! Si mangia divinamente: pesce, carne, souvlacki, moussaka, tutto!! E si spende massimo 30 euro in due. Eccezionale! Pantazis ci ha fatto prendere un chilo in due giorni! Non solo, grazie a lui (anzi al manager del ristorante, Emmanuel, figlio di Pantazis) abbiamo scoperto uno dei liquori naturali più buoni del mondo, ma non siamo riusciti a tradurre dal greco il nome della pianta. Ahimé, abbiamo perso anche i nostri appunti ma ci salva questa foto. Guardate la foglia vicino al bicchiere e ditemi che diamine è.
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Itinerario gastronomico a parte, su quest’isola il colore turchese dell’acqua toglie il fiato. Spiagge stupende, sia a nord che a sud, da Kathisma a Porto Katsiki (questa è stata proclamata qualche anno fa la spiaggia più bella della Grecia, noi però non ci siamo arrivati perché era troppo lontano e non avevamo moltissimo tempo per vedere tutto). Voi, se potete, andateci, con acqua e cibo a portata di mano perché Porto Katsiki si trova in fondo ad una scalinata abbastanza ripida.

Questa volta, a parte la canzone di Battisti in greco, sono il mare e i sapori di quest’isola meravigliosa a fare da colonna sonora. ”Momenti di trascurabile felicità”, proprio come il titolo del libro che ci ha regalato Angela, una delle nostre testimoni. Grazie Angela (e anche grazie Martina, Martina c’è sempre!)

Alcune foto scattate a Préveza:

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E questa è Kathisma, dove per farmi fotografare sono stata travolta da un’onda alta quanto me:

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Grecia in vespa: la mia luna di miele / 2

Proverò a fare un racconto ”sostenibile” del nostro viaggio in pochi post.

Ecco le tappe che ci hanno portato sull’isola di Lefkada. Domani è la volta di Cefalonia, non perdetela!

10-09-2015

Karovastasi non è molto distante da Syvota, ma per raggiungerla si deve percorrere una stradina in discesa abbastanza tortuosa, un po’ come quella che porta a Vignanotica, per me la spiaggia più bella del Gargano.

Questa notte qui c’è stato un nubifragio che ha trascinato per strada sassi grandi quanto la sella della nostra vespa.

Siamo sulla spiaggia grigia. Ezio, un signore con i capelli bianchi e l’accento napoletano che abbiamo incontrato in un bar della località precedente, ci mette in guardia. Lui vive in Grecia da quasi 40 anni e dice che a causa delle onde in quel mare hanno perso la vita delle persone. Diciamo pure che faceva troppo freddo per poter bagnarci, quindi abbiamo evitato.

Il paesaggio però è strepitoso e l’aria ha un intenso profumo di pino. Ce lo godiamo dall’alto, seduti dove sventola la bandiera della Grecia. E’ la ”Taverna”, un ristorantino che a pranzo serve prevalantemente pesce. E’ mezzogiorno e la cuoca non è ancora arrivata, sempre a causa della pioggia. Io sono affamata, Domenico ha chiuso gli occhi, si è addormentato con la Routard tra le mani, aperta a pagina 411. E’ la pagina della prossima tappa.

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Ore 23.32

25 gradi e il diluvio universale. Siamo a Parga.

Ci fermiamo finalmente a mangiare pesce in uno dei ristorantini che animano il centro di questa cittadina, una località che Domenico paragona ad Amalfi. ”Ma qui non c’è il limoncello”, gli dico.

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Dopo una sana mangiata di calamari – fritti per lui e grigliati per me – camminiamo sotto una pioggia sottile in cerca della strada del ritorno. Non c’è molta gente in giro e l’odore di crepes diventa sempre più nauseante (dopo tuttti quei calamari!).

Poi, arriva la magia.

”Back in black I hit the sack
I been too long I’m glad to be back
Yes I am”

Esatto, è proprio lei. E’ ”Back in black” degli AC/DC. E pensare che Domenico, quando abbiamo selezionato le pagine dei quotidiani per rivestire i barattoli degli allestimenti di cui ancora non vi ho parlato o mostrato foto, aveva scelto proprio la scritta che riportava il nome della band rock.

La musica arriva da un locale, si chiama ”Antico bar rock ‘n’ roll”, un locale strettissimo e occupato da decine di persone, soprattutto ragazze coi capelli neri, uomini del posto over 40 e turisti inglesi molti dei quali in pantaloncini e infradito, che conoscono tutte le canzoni a memoria ma restano seduti, battendo la mano a ritmo di musica sul ginocchio. Sono nostalgici dei brani che hanno fatto la storia del rock internazionale. E intanto la musica continua a suonare. Adesso ci sono i Kiss: ”Pa-pa-papapapapa. Iuuuuuuuuuu – Iuuuuuuuuuuuuu”, finiamo la nostra birra sulle note di ”I was made for loving you”.

Questo è uno dei pezzi inseriti nella playlist del nostro matrimonio, costruita chiedendo ad ogni amico un brano. Questo dei Kiss è stato consigliato da Andrea Lucatello, lo ricordo bene 🙂

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”Matrimonio a scrocco”: è un mondo difficile!!

Già, lo so, in Italia la gente è abituata a interpretare le novità a modo suo. Figuriamoci al Sud, per di più in tema ”MATRIMONIO”.

Nessuna polemica, solo la cronaca di quanto di più assurdo poteva accadere.

Ci abbiamo messo tutto l’impegno, l’amore e la fantasia di questo mondo per organizzare una festa che potesse essere personalizzata, creativa e senza sprechi. Un evento così bello e nuovo da attirare l’attenzione dei media, magazine nazionali e tv regionali. Le immagini del nostro matrimonio, con quel tramonto di un sabato pomeriggio di fine estate, hanno colorato di sorrisi e leggerezza i tg pugliesi.

E invece c’è chi pensa altro. C’è chi crede che sia stata un’operazione di marketing per celebrare un matrimonio ”a scrocco”, aggiungendo anche che ”siamo stati pagati dai media”.

Secondo il dizionario della lingua italiana ”a scrocco” significa: usufruire di qlco. a spese altrui.

Bene, anzi male, anzi: magari!!

L’unica strategia che abbiamo attuato è stata quella di fare cose intelligenti e con persone intelligenti per evitare sprechi. Questo non significa senza costi, ma vuol dire senza costi aggiuntivi e/o inutili.

Il matrimonio ha un costo notevole, si sa, ma le spese possono essere sicuramente ridotte o per lo meno si può investire denaro pensando a soluzioni alternative, d’impatto zero e magari fantasiose, oggetti belli da vedere e cibo che è buono davvero.

Oggi una signora che non conosciamo ci ha fermato alla cassa di un supermarket dicendoci: ”Siete gli sposi ecologici? Bravissimi, io e mia figlia vi abbiamo ammirato. Spero che siate d’esempio contro tutto lo spreco che di solito si fa. Bravi, bravi, bravi”, ha esclamato.

Questo era l’obiettivo.
Grazie a lei signora del supermarket, oggi ci ha ricordato perché abbiamo scelto un matrimonio green.

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Grecia in vespa: la mia luna di miele / 1

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Caschi coordinati e rigorosamente bianchi, zaino per trekking 50 litri con copertura outdoor legato sul portapacchi posteriore e davanti due mini zainetti con dentro tutto ciò che serve in situazioni lastminute: due giacche impermeabili, due pile quadrettati, due spazzolini, dentifricio e acqua. Nella mia inseparabile borsetta di cuoio ci ho messo: documenti, soldini, gopro, iPhone, un taccuino con una penna, burro di cacao e rossetto rosso. Certo, non è una semplice vacanza. Questo è il mio viaggio di nozze e io ve lo voglio raccontare.

Otto giorni a bordo della vespa bianca di Domenico (125, modello T5), mille chilometri da Igoumenitsa a Patrasso tra viste mozzafiato, pioggia, traghetti e tanto amore.

Questa settimana dedicherò a questa fantastica avventura un post al giorno, provando a trarre spunto dal diario di bordo scritto qua e là in giro per la Grecia continentale, proprio qualche giorno prima delle elezioni.

Spero, speriamo, di riuscire a trasmettervi emozioni e consigli. Enjoi!!

10-09-2015

Arrivo a Igoumenitsa.
Sono le 7 del mattino e siamo appena sbarcati in Grecia lasciandoci alle spalle una Bari con il cielo grigio. E infatti: piove anche qui!

Il tempo in Grecia è simile a quello dell’Italia, ma basta dare uno sguardo alle applicazioni meteo (noi non ne guardiamo mai solo una) per capire cosa succederà.

Igoumenitsa è una località minuscola e c’è davvero poco, quasi niente, da vedere. Mi colpisce la sagoma di una montagna tutta verde che sovrasta questo luogo fatto di costruzioni incomplete. Siamo appena arrivati in un nuovo Paese, abbiamo dormito quattro ore e ci siamo sposati tre giorni fa.  Dire che ci sentiamo alquanto stonati è poco.

Ci ripariamo in un baretto, ”Chocolate”, a pochissimi metri dal porto. Approfittiamo del wifi per consultare nuovamente il meteo: l’acqua dovrebbe calmarsi e riprendere a sfogarsi in tarda serata. Non abbiamo nessuna prenotazione oggi, ma solo un albergo domani. La prima tappa certa è tra più di 24 ore sull’isola di Lefkada.

Guardiamo la mappa e decidiamo di proseguire lungo la costa fino a Parga. Una volta arrivati lì decideremo se fermarci oppure continuare ancora qualche chilometro più a sud.

E’ il primo giorno della nostra luna di miele e oggi l’itinerario è improvvisato.

Ci riscaldiamo qualche minuto aspettando che l’acquazzone si plachi, beviamo una tazza di té, guardiamo su Google le immagini delle città che seguiranno.

Intanto la radio suona ”Drive” dei R.E.M.
Niente male come prima colonna sonora.

”We are family”

Sono in ritardo non so di quanti post.

Non ho ancora raccontato dei testimoni, delle fedi, di come abbiamo imparato a utilizzare la colla a caldo. Non sono riuscita a scrivere in tempo: ”Oggi mi sposo”.

Il matrimonio è un casino bellissimo.

Il mio matrimonio è stata una festa piena di colori in cui ogni singola persona coinvolta è riuscita a rendere perfetto il giorno in cui, si sa, non può andare tutto come stabilito.

Gli uomini hanno indossato i nostri eco-papillon, le donne hanno fatto sul serio un uso creativo dei turbanti che rivestivano gli inviti. Il tramonto era stupendo e, nonostante il vento abbia impedito la buona riuscita di alcuni allestimenti, tutto è stato così come avrebbe dovuto essere: colorato, frizzante, romantico, insolito, eccezionale.

Domenico, lo sposo, era troppo figo con quel cappellino e la sua giacca a pois. Non lo avevo mai visto piangere e sono super felice che le prime lacrime che ho visto sono dedicate alla nostra felicità.

Credo che il giorno del mio matrimonio, su questo blog, meriti un post per ogni dettaglio, un post per ogni momento, un post per ogni persona. Proverò a farlo, ma adesso abbiamo uno zaino da preparare. Si parte, in vespa verso la Grecia.

Grazie di cuore a tutti.
Se tutto ciò è stato possibile, è solo grazie a voi: ”We are family”.

Viva l’amore!!

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Foto di Massimo Di Terlizzi

Foto di Ela Francone

dommi marzia

Ps: Rassegna stampa
TG3 Puglia: minuti 15,16 clicca qui

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